MONICA SILVA SU FLICKR

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COSA VORREI COMUNICARE ATTRAVERSO QUESTO BLOG:


Le riflessioni introspettive dei miei giorni poco rosei, le insicurezze nelle cose che voglio dare il massimo, le mie conquiste quotidiane, il mio rapporto con il mondo che mi circonda, la passione che mi consuma da 6 anni e più per un uomo complicato, le aspettative di mio figlio che sta andando incontro alla sua maturità, le indignazioni per le cose ingiuste e i fatti sbagliati, le emozioni per persone incontrate per caso o per destino, le sensazioni incantevoli dei miei reportage, l'amicizia di sangue per le persone in cui credo e indifferente a chi non mi merita, l'orgoglio per alcuni miei scatti, i ricordi violenti difficili da cancellare, i miei esperimenti come graphic design. Vorrei comunicare l'urgente voglia di essere accettata per come sono, fredda ed incostante, passionale ed indifferente, profonda e superficiale, coraggiosa e codarda, altruista ed egoista, creativa e passiva, insofferente e comprensiva, fedele e farfallina, impulsiva e ponderata ma mai senza mezzi termini quando dico quel che penso.









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venerdì, 18 marzo 2005
 
"INCUBI MATERNI, REALTA' INESISTENTE".

Pochi giorni fa ho avuto un sogno. O meglio un incubo. Ne ho avuto tanti sogni strani nella mia vita ma questo mi ha colpito, perchè mi ha fatto soffrire come se fosse vero.
Abitavo in una città, o luogo molto simile a quello di ora ma gli eventi si svolgevano in un passato non tanto remoto.
Sento qualcuno, una donna, in piazza urlare con accento brasiliano il nome di mio figlio Davis, anzi, nome e cognome. Incuriosita vado fuori alla porta. La prima stranezza è che abitiamo attualmente al 4° piano, nel sogno invece mi trovavo al piano terra. Il tempo di aprire la porta e trovarmi in piazza di fronte a casa nostra, che vedo con sorpresa, mia sorella minore di cui ho perso tracce. Nel sogno aveva su per giù 12/13 anni. Le invito ad entrare in casa e in quel momento mio figlio esce dalla stanza dal letto dove stava dormendo fino ad un attimo prima. Lui era molto più piccolo di ora, circa 2/3 anni e camminava in quel modo bufo dei bambini che hanno appena imparato a dare i primi passi, incerti, goffi, divertenti. L’impressione che mi ha dato però era che fosse consapevole, più maturo dei dimostrati 2/3 anni. Gli presento mia sorella che lo trova delizioso ed io le domando dove era nostra madre. Mi dice che si trovava fuori da qualche parte a cercarci. Dopo poco la intravedo in lontananza, mi indirizzo verso di lei con i due bambini. Non ci parliamo direttamente, lei si rivolge a me però attraverso mia sorellina. C’è un gran imbarazzo, sono indecisa se salutarla o meno. Le avevo giurato una volta che non le avrei mai più parlato dopo l’ultima volta che mi ha aggredito per strada. La guardo e vedo che si è messa tantissimi vestiti per ripararsi dal freddo. Provo un pò di pena per lei, ho pensato che doveva essere duro trovarsi in Europa con il freddo che fa, non ha mai vissuto un inverno così rigido nel suo paese. Come nei film , c’è un taglio temporale della scena. Mi trovo di nuovo in casa mia al 4° piano, ma con in più una terrazza, cosa che ora non c’è. Soli io, mia sorella e Davis. La terrazza non ha recinti e la cosa mi disturba. Mi sale un brivido al pensiero che i bambini giocassero in un posto così pericoloso. Mi avvicino a Davis e giusto in quel momento lui si sbilancia e inizia a precipitarsi nel vuoto. Io mi butto e mi aggrappo a lui. Penso se mio figlio cade io cado con lui. Provo un profondo freddo nello stomacco mentre cadiamo. Sono certa che moriremo tutti e due e chiedo a dio di ricevere le nostre anime. Guardo per un attimo il marciapiedi prima di arrivare alla fine ma stranamente il pavimento non è così duro, nell’impatto non sento dolori. Perdo i sensi. Mi sveglio poco dopo con fatica. Nessuno mi assiste. Mio figlio non c’è. Vedo un mucchio di gente correre in una direzione, so per certo che stanno portando il mio bambino al pronto soccorso. Mi alzo a stento e corro mentre cerco di chiedere aiuto. La mia voce esce bassa, inaudibile nel turbinio di gente che c’è in piazza. Li seguo, continuo a cercare di comunicarmi con qualcuno per avere notizie di Davis ma non mi riesce, è come se non mi ascoltassero, come se non esistevo, forse ero già un fantasma. Seguendo quelle persone ignare della mia presenza, arrivo in uno strettissimo vicolo. Capisco che stanno portando il mio Davis da qualche parte in quella direzione. Mi trovo davanti ad un palazzo,salgo degli scalini. Arrivo in una stanza che credo sia l’infermeria. Davis giace su un lettino. Ha un taglio profondo sulla fronte. I medici gli puliscono le braccia e le gambe che sanguinano ininterrottamente a causa di alcuni graffi riportati durante la caduta. Penso, è vivo, grazie al cielo! Penso anche a quanto siano strani quei graffi. Forse gli ha fatti mentre scendevamo in aria. Lui si rivolge a me, nonostante i suoi pochi anni di età, con aria sicura. Dice: “Mamma, mi hanno messo la flebo ora non potrò piegare il braccio”. Gli bacio e dico di non preoccuparsi, tutto passerà, in quel momento ho aperto gli occhi.
Mi sono svegliata con una sensazione di vuoto nella anima, di tremenda paura. Sono andata di corsa a stringere forte forte la mia forse unica ragione di vita in questo mondo. L’amore di una mamma è talmente forte che persino un sogno che coinvolge il suo esserino in un incubo come questo, può risultare la peggiore esperienza della vita.

Comunicazione di amicizia.
Marco Fracassa sul suo blog http://marcofracassa.splinder.com, ha scritto una recensione per due brani indimenticabili: Rimmel di De Gregori e Giudizi Universali di Bersani, con uno scontro in voto per capire la preferenza degli utenti. Leggetelo e poi mi saprete dire.







postato da monicasilva | 19:37 | commenti (21)